IL CORPO SOLITARIO/OPENING 21.02.2013

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IL CORPO SOLITARIO

nell’autoscatto fotografico

 a cura di Giorgio Bonomi

 21 febbraio – 2 marzo  2013 (dal martedì al sabato ore 16-19)

Inaugurazione: giovedì  21 febbraio, ore 17.30

 

Giovedì 21 febbraio, presso il Centro Di Sarro di Roma, sarà presentato il nuovo libro di Giorgio Bonomi Il corpo solitario. L’autoscatto nella fotografia contemporanea, Editore Rubbettino che in più di 400 pagine, tutte a colori, esamina oltre 700 artisti di tutto il mondo, a partire dagli anni Settanta.

Per l’occasione è stata organizzata una mostra che presenta artisti che con la fotografia hanno messo in pratica le modalità dell’autorappresentazione, spesso evidenziando una poetica di “solitudine”.

Si parte dal proprio corpo come elemento primario di sé e, soli con se stessi, si ricerca una rappresentazione che può essere “reale” o “possibile”, tragicamente data o felicemente ipotizzata.

Per “autoscatto” si intendono tutte le forme possibili con cui questo può realizzarsi: dall’autoscatto vero e proprio (con il temporizzatore, con la macchina fotografica in mano, con il flessibile, con il telecomando) alla fotografia realizzata da un assistente il cui compito è meramente esecutivo: così possiamo usare molte definizioni, per le realizzazioni ottenute con questa tecnica che è anche una poetica, come “autoritratto”, “percezione di sé”, “identità”, “allo specchio”, e molte altre, per quel concetto di “autorappresentazione” che l’artista, da sempre, ha tentato.

La pratica dell’autoscatto è enormemente diffusa in tutto il mondo, soprattutto negli ultimi anni, qui si presentano un ristretto, ma significativo gruppo di artisti, in prevalenza di genere femminile – infatti, altra caratteristica del campo dell’autoscatto è proprio la numerosa presenza femminile – europee che, al di là delle differenze, anche anagrafiche, hanno tutti un notevole curriculum artistico e professionale di livello internazionale.

È caratteristica dei nostri tempi l’apparizione di un modo nuovo di riflessione sulla propria identità, sul proprio corpo, sulla conoscenza di sé. Finito lo “scandalo”, finita la necessità ontologica di una autodefinizione, l’artista ha cominciato a indagare su se stesso come oggetto di conoscenza, da

un lato, e come soggetto di narrazione, dall’altro: la metodologia dell’autorappresentazione è apparsa la più funzionale e la più appropriata per simili operazioni; la stessa componente narcisistica, certamente presente, assume un valore diverso se leggiamo il mito greco non come

esempio di futile vanità (Narciso muore affogato o di consunzione, a seconda delle versioni, perché innamorato di sé) bensì come esemplificazione dell’operazione del conoscere, cioè il percepire l’altro da sé (ciò che sta davanti al soggetto conoscente) e comprenderlo (che, etimologicamente, significa “prendere insieme”, “afferrare”), per cui Narciso muore nel tentativo di “afferrare” la sua immagine “riflessa” sull’acqua proprio per conoscere se stesso, cioè con l’“autoriflessione”, e si consideri che possiamo conoscere la parte più significativa del nostro corpo – il volto – solo con lo specchio, che ci “riflette”: con il mito di Narciso si evidenzia che il desiderio di conoscere comporta rischi estremi, fino alla morte, come insegna anche l’altro grande mito sulla conoscenza, l’Ulisse dantesco.

È evidente che in questa odierna società, sempre più spersonalizzata e basata sull’immateriale, il percorso di riappropriazione non può che partire da se stessi e dal proprio corpo:

l’autorappresentazione, quindi, permette di evitare mediazioni, funziona come “specchio”. Un altro dato interessante consiste nel fatto che, come si è accennato, tra gli artisti che usano l’autorappresentazione, sono prevalenti le donne, per spiegare il fenomeno possiamo ricorrere a tutte le categorie indicanti le caratteristiche femminili: intimità, riservatezza, immediatezza, pudore, e così via, se non le interpretiamo in modo mellifluo e se accettiamo la lezione del femminismo più accreditata che prevede non l’uguaglianza bensì l’esaltazione delle differenze di genere.

Infine, ma a rigor di logica sarebbe la prima domanda da cui partire, dobbiamo chiederci: perché proprio la metodologia dell’autorappresentazione? Riteniamo che, oltre alle motivazioni sopra esposte, questa forma di rappresentazione/espressione permetta all’artista di unificare soggetto ed oggetto senza mediazioni e di usufruire di una completa “solitudine” nell’atto creativo. Se, infatti, quando l’artista riprende una realtà altra con la camera fotografica, abbiamo l’ingranaggio di tre elementi – il soggetto che riprende, la macchina, l’oggetto ripreso – con l’autoscatto il primo e il terzo si unificano quasi fagocitando, per così dire, il secondo. Tutto ciò permette di evitare, almeno a livello concettuale e metodologico, ogni interferenza esterna, positiva o negativa, e l’autore si trova “solitario” e carico di una responsabilità, etica ed estetica, maggiore e con una dose assai più ampia di rischio: ma la sfida crediamo, come si può vedere anche in questa mostra, ha dato risultati assai interessanti.

 

GLI ARTISTI

Natascia Becchetti – Stefania Beretta – Isabella Bona – Maria Bruni – Marina Buratti – Anja Capocci -Maurizio Cesarini – Antonio D’Agostino – Luigi Di Sarro – Isabella Falbo – Lucia Gangheri -Anna Maria Gioja – Werther Germondari – Tea Giobbio – Alessio Larocchi – Maria Mulas – Federico Nardelli – Caterina Notte – Virginia Panichi – Valentina Parisi – Daniela Perego – Andreina Polo –  Elettra Ranno – Rivka Spizzichino – Sara Spizzichino – Alessandra Tescione – Mona Lisa Tina – Emiliano Zucchini

 

IL CURATORE

Giorgio Bonomi è nato a Roma nel 1946, vive a Perugia. Dopo un periodo di studi e scritti di filosofia politica, tra cui il libro Partito e rivoluzione in Gramsci, ed. Feltrinelli 1973, la collaborazione a “il Manifesto”, si è dedicato all’arte contemporanea come critico, curatore di mostre, saggista e fondando e dirigendo la rivista “Titolo”. Ha diretto il Centro Espositivo della Rocca Paolina di Perugia dal 1994 al 1999. È stato il Direttore della Fondazione Zappettini (Chiavari e Milano) che si occupa della pittura analitica, e della  Biennale di Scultura di Gubbio. Tra le circa duecento mostre curate in Italia e all’estero, ricordiamo: PlessiBeuys. Difesa della Natura; le Biennali di Scultura di Gubbio del 1992, 1994, 2006, 2008; 3 X Monochrom: Fontana, Manzoni, Pinelli; Pittura 70. Pittura pittura e astrazione analitica. Dirige la Collana Arte contemporanea di Rubbettino Editore, presso cui ha pubblicato gli ultimi suoi due libri, La disseminazione. Esplosione, frammentazione e dislocazione nell’arte contemporanea; Il corpo solitario. L’autoscatto nella fotografia contemporanea.

Centro Luigi Di Sarro  – Via Paolo Emilio 28 – 00192 Roma – Tel. +39 063243513 http://www.centroluigidisarro.it

SCRIPTA VOLANT – La SchiLLerstrasse 51, Munchen

UPCOMING EXHIBITION 6.10/12.10.2012 

“Scripta Volant, a site-specific installation project”. La Schillerstrasse 51, Munich.

SCRIPTA VOLANT

Dal 6 al 12 ottobre 2012 

La SchiLLerstrasse 51 – 80336 – Monaco – info: laschillerstrasse@chrismaria.net

Le parole volano, gli scritti rimangono.” [C. Tito]

Scripta Volant nasce dall’idea che i rapporti umani siano regolati e vincolati dalle macchine. Non è da intendersi come critica alla meccanizzazione dei rapporti, ma come fenomeno in espansione nell’era del social. Nell’installazione, di dimensioni variabili, vengono presentati dei film fax esauriti, dove lo scambio di messaggi tra gli interlocutori è rimasto inciso su una carta copiativa che ricorda il papiro, o la pergamena.

Il film fax, così come l’incisione sui marmi di Fontana di Trevi a Roma, evidenziata nei piccoli frottage, regolano lo scambio di informazioni e di messaggi, nonostante la distanza degli interlocutori – non solo nello spazio, ma anche in una dimensione temporale totalmente relativa: affidare a una macchina i propri scambi verbali permette di incidere non solo nella carta copiativa, ma nella memoria le idee, le conversazioni, lo scambio di documenti.

Ciascuno dei frottage presentati è un piccolo Souvenir de Rome, dove la parola chiave è il ricordo: in quella fontana si tira una moneta sperando di tornare, ma ciò che sfugge agli occhi, è che le persone che erano lì, prima di noi, hanno lasciato segni del loro esserci attraversando il tempo. In un certo senso, tornando sempre: messaggi graffiati nel 1895, iniziali scolpite nel 1980, nel posto che più di ogni altro, a Roma, segna il passaggio delle persone.

Se il fax ci porta al papiro, il marmo scalfito non può che ricondurci al graffito, ed è interessante notare come l’essere umano non sia cambiato, poi tanto.

Verba Manent sono Sara e Rivka Spizzichino, rispettivamente artista e fotografa italiane, che utilizzano il loro alias in relazione al titolo del progetto, come smentita alla celebre locuzione latina di Caio Tito “Verba volant, scripta manent”, poiché nell’installazione è lo scritto a volare – come pure vola tra la partenza e l’arrivo, nel rapporto mittente/destinatario, o come vola attraverso le diverse dimensioni del tempo – e la parola, rimane.

ROMANCE 1

 

 

ROMANCE 1
Gallery of Art Temple University

a cura di Tiziana Musi

Temple University
25 settembre-11 ottobre 2012
Lungotevere Arnaldo da Brescia 15, Roma

Francesca Checchi, Adelaide Cioni, Annabella Cuomo, Iulia Ghita, Julia Klemm, Leila Mirzakhan, Caterina Nelli, Maria Pia Picozza, Luise Ritter, Sara Spizzichino e Delphine Valli, diverse per formazione e provenienza (Iulia Ghita è rumena, Luise Ritter e Julia Klemm tedesche,Leila Mirzakhan iraniana,Delphine Valli francese), si rivelano attraverso opere che evocano una dilatazione lirica del quotidiano, riconducibile ad una creatività declinata secondo i modi di una nuova sensibilità delle autrici. Si perdono le tracce dei rapporti con la Storia di appartenenza e si moltiplicano, invece, sguardi più intimi che dissolvono i linguaggi codificati in una nuova e inaspettata evanescenza dei materiali utilizzati e in una sperimentazione artistica autentica. Fogli di carta, fil di ferro, fotografie, legno, rame, tele rendono visibile una sospensione dal presente e la ricerca di nuovi e possibili racconti attraverso una presentazione seriale dei lavori. Il titolo Romance assume quindi una doppia valenza: da una parte allude a Roma come luogo geografico d’incontro delle singole esperienze, dall’altra rivela l’adesione sentimentale a un’idea di narrazione vicina a quella del romanzo.

Un ringraziamento particolare va a Greg Smith alle sue intuizioni e suggerimenti.

IN ALBIS

Foto di Inalbis Albis

La città di L’Aquila viene proposta come sede della quarta edizione del progetto artistico In Albis, ospitato nel 2007 a Roma sul sagrato della Chiesa di San Francesco a Ripa, nel 2009 su committenza del Comune di Todi sulla scalinata del Duomo di Todi, nel 2009 Ospedale degli Innocenti in Firenze.

L’happening In Albis è una mise en oeuvre ( o habillé en blanc) di un luogo simbolo come incontro in un pensiero di luce da cui riprendere un cammino. Il progetto prevede un’installazione site- specific con la forma di un mandala realizzato con piante di grano e candele. E’ un evento legato alla Pasqua, che rievoca la tradizione del grano bianco coltivato nell’oscurità e donato per il Sepolcro, come preparazione alla Ri-nascita.

Il grano della Rinascita è una preparazione alla vita.

In deroga alla tradizione, il grano della Ri-nascita per la città di L’Aquila crescerà nella luce, per continuare a vivere nelle case e nelle strade dopo l’evento!

Il grano verrà distribuito gratuitamente 40 giorni precedenti la Pasqua per essere coltivato da alunni delle scuole di vario grado dell’Aquila, studenti dell’accademia, membri di associazioni e comunità che parteciperanno alla costruzione del mandala, sulla scalinata della Chiesa di San Bernardino, dove l’artista giapponese Uemon Ikeda porrà un segno con la carta bianca, come momento di elevazione di percorso, di inizio di una nuova vita, fondendo gli elementi simbolici della cultura occidentale e orientale, con la partecipazione di un cuore terremotato. L’unione tra i due sismi è proposta come segno del bisogno di un pensiero che riporti la riflessione sulla vita e sull’uomo al centro delle grandi trasformazioni.

La celebrazione del 5 aprile si apre con la Cerimonia del tè nel teatro dell’Accademia a introduzione della cerimonia del grano che si terrà sulla scalinata della chiesa di San Bernardino nella serata del 5 aprile 2012.

 Gli artisti Jacopo Benci, Valentina Colella, Fabrizio Corneli, Giulio De Mitri, Bruna Esposito, Isabelle Fordin, Uemon Ikeda, Licia Galizia, Franco Ionda,  Emanuela Lena,  Rory Logsdail, Daniela Monaci, Antonio Mendoza, Alessandra Porfidia, Pietro Reviglio, Fiorella Rizzo, Guendalina Salini, Sara Spizzichino, Silvia Stucky, María Jesús Cueto-Puente, Iratxe Hernandez-Simal, partecipano alla realizzazione dell’opera pubblica accanto a studenti e a quanti vorranno essere in un concetto di costruzione, che sarà portata a compimento per il 5 aprile alle ore 15.

– Il giorno nell’area tra Piazza Duomo, Piazza Palazzo e i portici Fiorella Rizzo; Isabelle Fordin con il supporto scientifico del Geologo Fabrizio Spernanzoni; Jacopo Benci e Silvia Stucky; Sara Spizzichino; Antonio Mendoza; Franco Ionda realizzeranno performance, letture poetiche e installazioni con gli studenti delle accademia, di ogni scuola e con coloro che sentono di partecipare. Il programma per il pomeriggio del 6 aprile sarà pubblicato su questo sito.

Un progetto curato da Vittoria Biasi.

Articolo tratto da: http://inalbis.weebly.com/

IL CORPO SOLITARIO. L’autoscatto nella fotografia contemporanea.

Con grande piacere, vi informo che tra i 700 artisti inclusi nella raccolta, ci sono anch’io.

Giorgio Bonomi. Il corpo solitario. L’autoscatto nella fotografia contemporanea. Rubbettino Editore.

L’autoritratto come poetica, oltre che come tecnica: questo libro offre per la prima volta una rassegna amplissima di artisti che usano la fotografia avendo come soggetto il proprio io, il proprio corpo. Vengono esaminati più di 700 artisti di tutto il mondo, dagli anni ’70 ad oggi, da quelli più famosi ed affermati ai più giovani ed esordienti: il libro infatti vuole documentare la diffusione esponenziale di questo fenomeno artistico.
Attraverso la ricerca della propria identità, con il travestimento, con la narrazione, la sperimentazione, la denuncia, gli artisti pongono problemi profondi che sono psicologici ed estetici, sociali e politici. L’autore dà conto di tutti con una breve introduzione ad ogni capitolo, con un esame succinto dei singoli autori e con una selezione delle loro opere, in bianco e nero ed a colori.
Il lettore vedrà che l’autoscatto è una pratica soprattutto degli artisti di genere femminile e che il corpo viene definito “solitario” proprio perché tale tecnica è eseguita in solitudine, da soli o al massimo con l’ausilio di un amico che preme il pulsante della macchina fotografica. Così “il corpo solitario” si impone nella società massificata come testimonianza di malessere ma anche come possibilità di evasione e di salvezza.